di Franco Mattei
Sempre assisa al freddo o alla calura
la’ al sito imperituro delle Tre Fontane
sotto l’improvvisato capanno
da amabili frutti della sua arte ornato,
che al viandante spensa insieme al suo sorriso.
Impresse sembianze di matrone antiche nel viso,
il peregrinare remoto come fardello gravoso
tra queste rupestri alture e pianori distesi
al suono continuo dei belanti greggi
e al tintinnio dei lenti e placidi armenti,
sempre assistita dai suoi fidati e coraggiosi amici,
si muove la pastorella da mane a sera.
Al tramonto il ritorno alla modesta dimora
e all’usata perenne opera delle ave
che fino a notte fonda si consuma.
Già pronto il capanno per il domani,
finalmente la numerosa prole s’addormenta
e lei per ultima sullo scomodo giaciglio
può riposare le stanche membra.
All’alba già in piedi per altri compiti,
distribuiti a ciascuno il proprio onere,
si avvia per i noti sentieri e per nuovi pascoli
sempre in compagnia dei maremmani amici.
In quella pastorella rivive l’antica storia di questi monti.
